mercoledì 14 aprile 2010

Cronache dal Vinitaly


Non c'è che dire....il Vinitaly rappresenta sempre un'occasione per incontrare nuovi e vecchi amici, produttori, appassionati e addetti del settore. E devo ammettere è anche il luogo dove si possono avere piacevolissime sorprese. Da queste parole si capisce che non faccio parte della schiera dei detrattori di queste mega-manifestazioni perchè nel mare magnum, a fianco dei grandi e soliti noti, ci sono piccole chicche, produttori di nicchia, piccoli vignaioli, che hanno rappresentato per me una scoperta.
A questo punto, vorrei fare una carrellata sugli assaggi per me più interessanti o quanto meno meritevoli di segnalazione, tenendo conto che eventuali approfondimenti sui singoli produttori saranno fatti in successivi post.
Seguiamo un criterio geografico e partiamo dal nord-ovest, dalla piccola Valle d'Aosta, regione di nicchia enologicamente parlando, visti i numeri e la superficie vitata, dove ho fatto piacevoli scoperte sopratt
utto da realtà cooperative, gestite in modo serio, tra cui segnalo sicuramente La Crotta di Vigneron (Chambave), dove ho assaggiato un ottimo moscato di Chambave, oppure la Caves Cooperatives di Donnas, dove viene coltivata una varietà di nebbiolo, localmente chiamata picoutener, che qui assume maggior freschezza ed eleganza, nonchè note di piccoli frutti di bosco, caratteristiche evidenti nei due vini di punta dell'azienda, il Donnas Superieur Vielles Vignes e il Donnas Napoleon. Un'altra realtà cooperativa molto interessante è la Cave des Onze Communes, sita in Aymavilles, alle porte di Aosta. Qui la qualità dei vini è generalmente medio-alta, con punte di eccellenza che ho trovato nel Petit Rouge e nel Fumin tra i rossi, e nello chardonnay e nel muller thurgau tra i bianchi, con una vera chicca che è un rosè da pinot noir profumato ed elegante.
Spostandoci a sud entriamo in Piemonte e qui....si aprono le danze!! Partirei da una zona che è ormai entrata nel mio cuore, e cioè l'Alto Piemonte, dove il nebbiolo acquista una finezza e note "borgognone"; terra dalle enormi potenzialità che sta facendo passi da gigante in termini di qualità e promozione dei suoi vini. E qui come non parlare di Christoph Kunzl di Le Piane con il suo straordinario Boca, o di Silvia Barbaglia di Antico Borgo dei Cavalli, azienda che oltre al Boca (profumatissimo e agrumato) ha riscoperto un vitigno tipico di questa zona e cioè l'er
baluce, che viene da loro prodotto sia nella versione ferma sia con un ottima versione spumantizzata. Il nebbiolo qui si esprime anche in altre denominazioni di origine, come il Gattinara, minerale, terragno, ma anche aromatico, di cui non potevo esimermi di assaggiare lo splendido Osso S.Grato di Antoniolo, oppure il Ghemme, dove ho fatto ottimi assaggi con i vini di Antichi Vigneti di Cantalupo e Torraccia del Piantavigna; infine Lessona, dove il terroir sabbioso che dona al nebbiolo un tannino più dolce e disteso è stato gestito al meglio dal vulcanico Luca De Marchi di proprietà Sperino.
Spostandoci in Langa, terra di Barolo e Barbaresco, vorrei segnalare qualche nome tra i vari assaggi fatti, alcuni conosciuti altri magari un pò meno: Bric Cenciurio (interessante il Riesling e il Roero Arneis riserva "Sito dei fossili"), Cascina Rizzi in Treiso con il suo Barbaresco dallo stile classico (da provare i cru Pajorè e Boito); infine Palladino, con i suoi Barolo provenienti dai cru Vigna Broglio e Vigna S.Bernardo nel territorio di Serralunga di cui riflettono lo stile austero. Andiamo in pprovincia di Alessandria, dove
ho provato il Timorasso de La Colombera: vitigno da poco riscoperto, grande mineralità, aromi fruttati e struttura, che si affinano e durano nel tempo: basti assaggiare il Timorasso 2006 e la riserva "Montino" 2007. Infine dulcis in fundo, nel vero senso della parola, sempre in Piemonte, una piacevole sorpresa per me è stato il moscato d'Asti di Vallebelbo, piacevole, fragrante e aromatico.
Dopo un fugace passaggio in Lombardia, mi sono concentrato in Alto Adige. Anche qui ottime impressioni le ho avute da piccole realtà come Stroblhof, con un sauvignon blanc dal naso "didattico" e un pinot nero riserva elegante, dai profumi di piccoli frutti di bosco e una speziatura delicata con un legno ben dosato; oppure Erbhof Unterg
anzner, nove ettari di vigna,che mi ha presentato uno chardonnay molto fine e un ottima espressione di lagrein.
In Veneto, e qui si gioca in casa, era obbligatorio fare una sosta da Antolini, recente scoperta, con il suo Amarone sontuoso e potente (per i più scettici provate il Cà Coato e il Moropio).
Scendendo a sud, troviamo la Toscana, che devo ammettere quest'anno ho un pò snobbato...comunque degni rappresentanti della regione si confermano me Panizzi,degno rappresentante della Vernaccia di S.Gimignano (senza parole l'Evoè 2006, vernaccia maturata sui lieviti per 10 mesi secondo la tradizione rinascimentale, ma anche la vernaccia base esprime una mineralità straordinaria) e la mitica Susanna Crociani, con il suo Nobile di Montepulciano Riserva, elegante, morbido, ma con tannini decisi, ma anche con un Vin Santo "da paura" e non aggiungo altro, provare per credere....
Grande sorpresa in Molise, dove grazie a Cantine Cipressi, giovane e dinamica realtà di S.Felice del Molise, ho avuto l'onore di assaggiare un vino da Tintilia in purezza (Macchiarossa), vitigno autoctono pressochè scomparso e recuperato da questa giovane azienda. Lavorato in solo acciaio, mantiene una speziatura e sentori di frutti di bosco, tipici del vitigno. Molto interessante anche il Dulce Calicis, passito da uve tintilia.
Il mio giro è finito in Campania, e non poteva essere altrimenti per rispetto ai miei natali. E qui voglio citare una piccola azienda gestita da persone squisite nella loro semplicità e attaccamento al territorio, e cioè "I Pentri" (Castelvenere - BN). Uve lavorate in modo biologico (o meglio naturale per dirla come Dionisio e Lia), bassissime rese per ettaro e vini immessi in commercio solo quando sono pronti (e questa è una vera rarità..). In questo modo vengono valorizzati vitigni bistrattati come la falanghina e il piedirosso, che acquistano una complessità aromatica, una struttura, una persistenza e una capacità di invecchiamento impensabili per questa tipologia di vini.
That's all folks!! Alla prossima....

2 commenti:

Alessandro Marra ha detto...

Hai per caso assaggiato il Kerres de I Pentri? Che te ne sembra?

Alessandro Castaldo ha detto...

L'avevo già assaggiato a una degustazione ais a roma. facevo servizio come sommelier e avevo proprio questa azienda. E così che li ho scoperti....per me i loro vini hanno una marcia in più, sono fatti con amore....